Quando la fede si colora

11/09/16

Auguri a Stanković

Facciamo oggi gli auguri a Dejan Stanković, nato a Belgrado (Serbia) l’11 settembre 1978. 

Una vera e propria leggenda, un mito, come altro lo si può definire? 

Nato nella Stella Rossa di Belgrado, già vincente, giovanissimo passa alla Lazio del ciclo Cragnotti, quella anch’essa vincente, dopodichè nel gennaio 2004 rifiuta la Juventus mandando in bestia Moggi e firma per i nerazzurri; vi rimarrà per 10 stagioni vincendo di tutto: 5 Scudetti (2005/06, 2006/07, 2007/08, 2008/09 e 2009/10), 4 Coppe Italia (2004/05, 2005/06, 2009/10 e 2010/11), 4 Supercoppe Italiane (2005, 2006, 2008 e 2010), una Champions League 2009/10 e un Mondiale per Club 2010, totalizzando 326 presenze che lo collocano al 20esimo posto di tutti i tempi tra i nerazzurri e realizzando 42 gol, esordendo l’1 febbraio 2004 in Inter-Siena 4-0 e chiudendo il 10 marzo 2013 in Inter-Bologna 0-1. 

Una carriera indimenticabile in cui ha vinto tutto quello che si poteva vincere, ha “bucato” solo l’Europa League, addirittura ha vinto l’ormai cancellata Coppa delle Coppe nel 1998/99 con la Lazio; può vantare il Triplete 2010, l’unico realizzato da una squadra italiana e anche un record legato alle vittorie, 6 Supercoppe Italiane in coabitazione con Gianluigi Buffon. E' uno dei calciatori più vincenti di tutti i tempi in Italia. 

Ma non solo, in Nazionale detiene il record con 103 presenze e una particolarità, ha giocato per ben tre Nazionali a causa dei conflitti dell’ex Jugoslavia: Jugoslavia, Serbia e Montenegro e infine Serbia. 

Centrocampista capace di ricoprire ogni ruolo, l’abbiamo visto all’ala, mediano, interno, trequartista, di tutto un po’ e dovunque fosse, la sua “pesante” presenza in campo la si notava e sentiva, indomito lottatore, trascinatore, leader, dotato oltre che di doti calcistiche da favola, anche di un potente tiro, pronto a scoccare in ogni occasione; fantastici i gol realizzati contro il Milan, anche se negli occhi di tutti ritornano due perle balistiche incomparabili, il 17 marzo 2009 nel match Genoa-Inter 0-5, rinvio di Amelia (portiere del Genoa) e lui posizionato di poco oltre la metà campo sul lato destro a colpire al volo di destro, e quello in Champions League il 5 marzo 2011 in Inter-Schalke 04 2-5, fu lui ad aprire il match dalla linea di centrocampo, ancora su rilancio errato del portiere (Neuer), eccolo inarcarsi come una catapulta, e poi potenza, precisione e spettacolo, giù il cappello. 

Ma a far innamorare i tifosi nerazzurri oltre alle suddette doti, fu non solo il rifiuto ai bianconeri, ma anche l’attaccamento alla maglia dimostrato a ogni uscita, la grinta, la fame e quel dare tutto, uscendo dal campo solo stremato, dopo gare generose, senza mollare mai, tanto da valergli il soprannome di Drago, capace di incenerire chiunque. 


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