Quando la fede si colora

10/05/12

Il furore di Bonimba

Roberto Boninsegna da Mantova era il prototipo dell'attaccante in grado di spaziare su tutto l'arco d'attacco e, soprattutto, concludere a rete da ogni posizione; in parole povere lo si poteva definire “il” centravanti!

Dai tratti rudi e con una muscolatura dirompente, era rapido e potente, dotato di grande tecnica, forte nel gioco aereo e detonante nel colpo di testa, metteva l'anima in ogni azione, a costo di prendersi persino calci in faccia come quel 21 marzo 1971, a Milano, nel corso di Inter-Napoli (2-1 ) quando segnò un gol di testa da vero acrobata e si trovò la scarpa dello stopper partenopeo Panzanato stampata in piena tempia. Fu una gara tutta di rabbia, in dieci uomini, prima il gol del pareggio su rigore e poi questa strepitosa rete vendicativa.

Boninsegna nasce calcisticamente nel vivaio nerazzurro, nel 1962, con la formazione primavera, conquista il primo Torneo di Viareggio dell'Inter, ma non viene inviato immediatamente a militare nella prima squadra; per Helenio Herrera è meglio mandarlo in provincia a farsi le ossa così, dopo tre anni viene ceduto al Cagliari, dove formerà una coppia d'attacco formidabile con Gigi Riva.

E' la stagione 1969/70 quando torna in nerazzurro, l'Inter sfiora il titolo, che conquisterà però nella stagione successiva con una lunga rincorsa ai danni del Milan; Bobo 26enne è il grande protagonista e, con 24 centri, arriva in cima alla classifica dei capocannonieri. La stagione successiva, rincarando la dose e dimostrando la sua abilità, si ripeterà con 22 reti.

Ambidestro, anche se prediligeva il sinistro, è autore di gol spettacolari e mitiche rovesciate che gli fanno guadagnare una dedica speciale da parte del cantautore interista Luciano Ligabue, che lo ricorda e nomina nel film “Radiofreccia”: “...credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards...”. 

Autore di prestazioni sempre generose che conquistano il pubblico, diviene in breve un beniamino e conquista la Nazionale, partecipando positivamente ai Mondiali di Messico 70'.

Una furia devastante, un furore agonistico che non si placava, una sete e una fame di vittoria che lo rendevano unico, con grinta e foga scagliava il pallone anche su calcio di rigore e già vederselo sul dischetto incuteva timore nel portiere avversario. Tutt'ora conserva un'invidiabile record: ben 19 centri consecutivi dal dischetto senza mai sbagliare. Il 20esimo gli fu fatale quando, il 16 dicembre 1973, il portiere viola Superchi neutralizzò il tiro, conservando la vittoria della Fiorentina (1-0).

Bonimba, così come veniva soprannominato (unione di Boninsegna e bomba), fu protagonista non volontario della famosa lattina di Moenchengladbach: 20 ottobre 1971, Borussia Moenchengladbach-Inter 7-1 in Coppa dei Campioni, in un clima surreale, sul risultato di 2-1 con gol neanche a dirsi di Bobo, nei pressi del fallo laterale una lattina lo colpisce in testa mandandolo negli spogliatoi in stato di semi coscienza (esistono innumerevoli e controversi dati, stava bene, la lattina era di birra...); l'Inter, impaurita, viene surclassata e bastonata con 7 reti ma, il fervido lavoro dell'avvocato Peppino Prisco fa invalidare il match reso noto ormai come “la partita della lattina”.

Boninsegna termina la sua carriera nerazzurra nell'annata 1975/76 quando, al termine della stagione, ritenuto ormai “vecchio”, viene mandato alla Juventus che in cambio cede il più giovane (5 anni in meno) Anastasi; il giovane acquisto si dimostrerà un vero e proprio flop, mentre Bobo da grande professionista e “animale” dell'area di rigore, contribuirà in maniera determinante ai successi bianconeri, prima di chiudere in squadre minori.

Prima di intraprendere la carriera di allenatore, ha recitato una parte importante nello sceneggiato televisivo dei “Promessi Sposi” ricoprendo il ruolo del monatto; queste le sue parole “...il regista Salvatore Nocita doveva girare i Promessi Sposi e cercava monatti, quei disgraziati che dovevano andare in giro a raccattare i cadaveri uccisi dalla peste. Chiese a Facchetti che però era troppo bello per fare il monatto e allora proprio Giacinto gli propose il mio nome dicendogli che io avevo invece una bella faccia da monatto...così prima mandai Facchetti a quel paese e poi accettai. Ma per gioco, oltretutto il film si girava proprio nella mia città, Mantova...”. In seguito, in Don Camillo, con Terence Hill ricopre la parte di un calciatore, una parte che sapeva interpretare alla perfezione.

Dopo annate da allenatore di Nazionali giovanili di Serie C e una breve esperienza al Mantova, torna all'Inter in veste di osservatore, non sarà facile neppure per lui trovare un suo erede da condurre in nerazzurro, giocatori del suo calibro non ne esistono più.


Roberto Boninsegna, nato a Mantova il 13 novembre 1943
all'Inter dal 1969/70 al 1975/76, 281 partite e 171 reti realizzate
1 Scudetto (1970/71).

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