Quando la fede si colora

18/04/12

Una vita da mediano

Il titolo dovrebbe già aver fatto capire di chi stiamo parlando; la canzone di Luciano Ligabue, sfegatato tifoso nerazzurro, è l’ideale per presentare il grande Gabriele Oriali, noto ai più come Lele.

Oriali nasce calcisticamente nelle giovanili nerazzurre con cui conquista il Torneo di Viareggio del 1971, lanciandolo appena diciottenne in prima squadra; in quella stagione colleziona solo 2 presenze, decisive e incisive, tanto da meritargli una conferma immediata e una maglia da titolare per la stagione a venire. Gli fu facile entrare nel cuore dei tifosi se si pensa che le due presenze contribuirono alla conquista dello storico Scudetto del 70/71, contraddistinto dalla rimonta ai danni del Milan.

Lele era un mediano puro, dotato di una buona tecnica ma con caratteristiche da mastino pre-difensivo. Le sue gare erano generose, dedite alla causa, di tutta sostanza; era impossibile rinunciarvi ed era insostituibile, moto perpetuo, lo si trovava in contrasto su di ogni avversario, la sua specialità era recuperare palloni da cedere poi al fantasista di turno... quando nell'Inter Beccalossi indossava la maglia numero 10, Lele doveva correre anche per lui, era i suoi polmoni, lui recuperava, porgeva la sfera a Evaristo e il gioco era fatto.

Il lavoro sporco era tutto suo ma non era un gregario, era un fuoriclasse; anche Bearzot, il mitico “Vecio” che conquistò il Mondiale di Spagna 82', mise il nostro Oriali titolare inamovibile del suo centrocampo, quella Nazionale che giocava tanto di rimessa aveva un baluardo frangiflutti come Lele davanti alla difesa e, non fu un caso se addirittura nella finale contro la Germania, Oriali subì più falli di ogni altro azzurro. Rubava palla e ripartiva, ai tedeschi non restava altro che stenderlo.

La sua grande capacità tattica lo portò a ricoprire con esito positivo anche il ruolo di terzino, anche se, il contributo migliore lo apportava nel suo ruolo classico in mezzo al campo, sempre in movimento, tanto da meritarsi il nomignolo di Piper, una pallina d'acciaio che si muove su tutto il campo; non realizzava molte reti, ma segnava nei momenti importanti.

Come scordarsi quel 25 ottobre 1981, Milan-Inter 0-1? Lele, nello stesso match, rimediò i due punti della vittoria e anche 30 punti di sutura, “gradito” ricordo di Mauro Tassotti: un minuto alla fine, Milan nervosissimo, a centrocampo Oriali va di testa e il terzinaccio rossonero interviene in maniera scomposta, a mo’ di kung-fu (tra l'altro impunita dall'arbitro Barbaresco) procurandogli una brutta lacerazione, un vero record in ambito calcistico. Il mister Bersellini la prese con filosofia “...per Natale, alla Pinetina, allestiamo una recita, vorrà dire che gli faremo fare la parte di Frankenstein...”.

In campo dava sempre l'anima, dal primo all'ultimo minuto non si tirava certo indietro, neppure davanti a decisioni sbagliate dall'arbitro; se c'era da usare la clava non si faceva pregare, altre volte invece si poteva anche utilizzare il fioretto.

Quando ormai sembrava destinato a terminare la carriera in nerazzurro, nel 1983, a sorpresa, all'età di 31 anni si trasferì alla Fiorentina con cui concluse la carriera dopo altri 4 anni di grandi prestazioni; lui e Bordon sfruttarono la nuova legge 91, secondo cui gli svincolati erano liberi di decidere dove giocare, con un costo indicato dal parametro, senza interpellare la società in cui militavano.

Lasciato il calcio giocato, si è riciclato come dirigente, inizialmente con una gavetta a Bologna e Parma dove riuscì a mettersi in mostra con acquisti mirabili (Baggio, Veron...) e ottenendo ottimi risultati, fino a tornare alla casa madre nerazzurra; è il 1999 e la recente storia dell'Inter ha una sua forte impronta. Consulente di mercato, operatore di mercato, direttore sportivo (qui resta coinvolto nell'inchiesta sui passaporti falsi in cui ottenevano il passaporto di comunitario anche alcuni giocatori che non avevano antenati in Europa, conclusa per lui e Recoba con una pena di sei mesi, trasformatasi successivamente in multa), tutti i ruoli sono svolti al meglio come sempre e, soprattutto, con il cuore, fino all'incarico di accompagnatore della squadra, conclusosi con l'apoteosi del 2010, a fianco di José Mourinho.

Oriali è il primo a lottare anche da bordo campo, memorabili i ripetuti turni di squalifica che si “guadagna” ogni qual volta c'è da fare la voce grossa con l'arbitro di turno, un uomo dedito alla causa nerazzurra, una leggenda, forse troppo presto ammainata da alcuni dirigenti irritati forse dal lavoro vincente svolto... chissà che le strade di Oriali e dell'Inter non possano ricongiungersi.

Non c’è che da augurarselo!

Gabriele Oriali, nato a Como il 25 novembre 1952
all'Inter dal 1970/71 al 1982/83, 392 partite e 43 reti realizzate
2 Scudetti (1970/71 e 1979/80), 2 Coppa Italia (1977/78 e 1981/82).

Share:

0 commenti:

Post più popolari