Quando la fede si colora

05/04/12

Un Panzer di nome Lothar

Per inaugurare la rubrica “I Grandi Campioni” ho scelto, pescando nella memoria di tifoso ormai quasi quarantenne, uno dei più forti stranieri mai giunti in nerazzurro dalla riapertura delle frontiere dei primi anni '80: Lothar Matthäus.

Non si può non ricordarlo come giocatore completo, dotato di un tiro potente e preciso, tecnica superiore e classe unica ma, soprattutto, un temperamento ineguagliabile abbinato a una grande dote, quella di leader.

Lothar Herbert Matthäus giunse in nerazzurro nell'estate della stagione 1988/89 come fiore all'occhiello di una campagna acquisti di prestigio, voluta dal presidente Pellegrini e dall'allenatore Trapattoni in cerca di rilancio dopo una stagione disastrosa; arrivò dal Bayern Monaco dove aveva conquistato, tra l'altro, gli ultimi due scudetti della Bundesliga.

Ha 27 anni ed è già un calciatore affermato, giocava in Nazionale dal 1980 e anche a livello europeo godeva della giusta fama; tra le tante, sposa la causa nerazzurra anche su consiglio di un grande ex, Karl Heinz Rummenigge.

Intuizione e consiglio fortunati visto che a Milano raggiungerà l'apice.

Potente, poderoso, pragmatico e inarrestabile, da subito iniziò a trascinare l'Inter; basti pensare che alla prima uscita ufficiale, all'esordio in Coppa Italia, fu il primo realizzatore stagionale (seppur su rigore) nel match vinto 2-1 contro il Parma.

Non vi basta? La grinta e la voglia di vincere lo portarono nel match contro la Fiorentina, nuovamente in Coppa Italia (3-4), a realizzare altre due reti e un rovescio della medaglia: l'espulsione che gli impedirà l'esordio in Campionato alla prima giornata in quel di Ascoli.

Nessun problema, la domenica successiva a Milano contro il Pisa, nel 4-1 finale timbrerà il quarto centro nerazzurro.

La prima volta che lo vidi dal vivo fu alla quarta di Campionato contro la Roma (2-0 Berti e Serena), Lothar non realizzò ma giocò un match superlativo; al 10' minuto ammirai la giocata tipica che ne contraddistinse la carriera, quasi un marchio di fabbrica: rubò palla sulla nostra tre quarti e si lanciò all'impazzata e a velocità supersonica fino al limite dell'area, dove lasciò partire un siluro che il portiere non vide, si stampò sulla traversa e tornò a centrocampo. Spettacolo puro e tutti in piedi ad applaudire e a gridare a squarciagola “LOTHAR LOTHAR!

Le sue accelerate palla al piede erano irresistibili, per chi lo vedeva da fuori ma anche per quelli che lo dovevano affrontare; la speranza per loro era che il tiro centrasse uno dei pali, il portiere, oppure terminasse la sua corsa sul fondo.

La sua impronta tedesca trasformò la squadra, la rese solida e vincente, a fine annata giunse il 13esimo Tricolore con il record di punti (58 con 2 punti a vittoria e torneo a 18 squadre) e guarda a caso, il gol della vittoria matematica cinque giornate prima del termine, contro i rivali del Napoli di Maradona fu realizzato da Lothar con un missile terra-aria su calcio di punizione da circa 20 metri.

Matthäus trascinò la squadra a vette inimmaginabili, tutti i palloni dovevano passare da lui, lo si trovava in difesa e poco dopo lo si incontrava di nuovo a concludere in attacco.

Famose le sue liti con Trapattoni che lo preferiva in una posizione più arretrata e pronta alle cavalcate in cui tutta la potenza poteva essere scatenata.

Era un giocatore capace di concludere di destro e di sinistro senza problemi e, tra le tante, mi tornano alla mente altre due immagini di spettacolari reti. La prima, Belgrado (ritorno degli Ottavi di Finale di Coppa Uefa contro il Partizan 1-1 il 12-12-1990) su un campo ai limiti della praticabilità, Lothar conquistò palla e nel fango la trascinò fino al limite terminando con il gol del vantaggio; la seconda è nella Finale di andata di Coppa Uefa contro la Roma (08-05-1991 2-0), tre giorni prima Lothar aveva fallito un rigore contro la Sampdoria nel match Scudetto, e nonostante questo, eccolo pronto di nuovo dal dischetto a realizzare il vantaggio. Non ci sono parole, è stato semplicemente UNICO.

All'Inter è rimasto solo quattro stagioni, ha iniziato contro il Parma e ha terminato contro il Parma (0-0), peccato che la sua avventura sia finita in barella con la rottura dei legamenti di un ginocchio, a fine annata, tra problemi extra calcistici suoi e incomprensioni con la società; dopo l'Inter è tornato al Bayern con cui ha continuato a mietere successi e, pur spostandosi nel ruolo di libero, ha proseguito a giocare fino a 40 anni godendosi una carriera costellata di successi. Anche in Nazionale ha disputato 150 incontri (record), partecipando a 5 Mondiali e vincendone uno da protagonista, quell'Italia 90' che lo aiutò a conquistare altri ambiziosi trofei: il Pallone d'Oro 1990 e il Fifa World Player 1991.

Un campione assoluto, come lui nessun altro, certo, forse con qualche eccesso, soprattutto fuori dal campo: a tutt'oggi ha avuto 4 mogli e altrettanti divorzi, è stato amante della birra, delle auto sportive, dell'alta velocità, al punto che una volta, criticò l'autista del pullman nerazzurro che finì per lasciare a lui il volante.

Inarrestabile in tutto e per tutto, la gamba non l'ha mai tolta, ha sempre lottato ed è sempre stato superiore; Maradona parlando di lui disse: “Il miglior avversario che abbia avuto in tutta la mia carriera, credo che basti questo per definirlo”.

Raramente ho visto un giocatore con il suo piglio, la correttezza, la grinta, la classe, la completezza, in due parole, come LOTHAR MATTHÄUS.

Lothar Herbert Matthäus, nato a Erlangen il 21 marzo 1961
all'Inter dal 1988/89 al 1991/92, 153 partite e 53 reti realizzate
1 Scudetto (1988/89), 1 Coppa Uefa (1990/91), 1 Supercoppa Italiana (1989)

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